Dott. Carlo Sebastiano Tadeo
|
|
Linee
guida per l’endoarterectomia carotidea Dichiarazione
d’accordo multidisciplinare da un comitato ad hoc della American Heart
Association. Stroke
1995;26:188-201 L’introduzione
dell’endoarterectomia carotidea, come prevenzione dello Stroke, ha generato
una accesa e lunga controversia, rispetto all’efficacia ed alla sicurezza di
tale operazione. In
risposta ai ragionevoli dubbi espressi da molti studiosi, è stato fatto un
considerevole sforzo scientifico, risultato in pubblicazioni di reviews
retrospettive,studi di storia naturale, verifica della pratica comune, prese di
posizione di varie società scientifiche e finalmente sono stati disegnati
trials randomizzati rivolti alle specifiche conseguenze ed indicazioni per la
chirurgia. L’American
Heart Association ha riunito un gruppo di esperti nel campo delle malattie
cerebrovascolari in una conferenza multidisciplinare per determinare dove vi sia accordo sulle indicazioni per l’endoarterectomia
carotidea, dove rimangano delle aree di controversia e per raccomandare ulteriori studi o trials clinici. Processo
di consenso Fu
sviluppato un programma di argomenti da recensire e furono ed invitati a
partecipare esperti di ogni tema da trattare.Ogni partecipante presentò una
memoria scritta nella quale riassumeva i dati da discutere. Dopo una formale
presentazione fu distribuita ai partecipanti una lista di 96 potenziali
indicazioni per la endoarterectomia carotidea . Le indicazioni furono basate sul
tipo di sintomi, la percentuale di stenosi, le caratteristiche della placca, lo
stato della carotide controlaterale, ed i vari livelli di rischio chirurgico. Ad
ogni partecipante fu chiesto di classificare le singole indicazioni all’operazione, secondo una scala articolata in quattro punti : verificata ;
accettabile ma non verificata; incerta; inappropriata. Quando
furono redatte le singole indicazioni per la CEA, la prima bozza d’accordo fu
letta al primo gruppo di partecipanti per la discussione ed il commento. Dopo la
discussione fu riscritta una bozza che rifletteva i commenti. Il giorno seguente
una seconda bozza fu riscritta per i commenti finali dell’intero gruppo, dopo
di ciò fu steso il documento in forma finale. Pazienti
sintomatici Storia
naturale I
sintomi collegati alle lesioni carotidee, includono la perdita visiva
monooculare transitoria o persistente, gli attacchi ischemici transitori
emisferici e gli stroke ischemici. Retrospettivamente
è difficile assegnare un rischio di stroke con un meccanismo specifico basato
sui dati correntemente praticati .Sono state avanzate numerose osservazioni sui
limiti pratici sul riconoscimento del tipo di evento ,della frequenza degli
eventi , sulla percentuale CEA e sulla caratterizzazione della placca producente
la lesione. I
pazienti con TIA in relazione a lesioni carotidee serrate sono a rischio di
stroke con un tasso percentuale di incremento del 12-13% all’interno del primo
anno d’esordio dei sintomi e con un rischio del 30-35% alla fine di 5 anni. Quei
pazienti con TIA emisferici , TIA recenti , aumento di frequenza dei TIA o
stenosi serrata hanno un tasso percentuale di incremento di stroke
probabilmente più alto di quelli con evento lontano o singolo o con stenosi non
serrata. I pazienti che hanno avuto uno stroke continuano ad essere a rischio con
un rate del 5-9% all’anno e del 25-45% all’interno dei 5 anni. Le
caratteristiche della placca possono incidere significativamente sui susseguenti
eventi ischemici. Le placche ecolucenti ed eterogenee hanno un alto contenuto di
lipidi o di emorragia della placca. Queste
placche possono produrre ulcerazioni e portare ad un grande potenziale embolico. In
uno studio di pazienti asintomatici con malattia delle carotidi solo il 20-30%
di questi pazienti avevano placche ecolucenti, al contrario il
70%dei pazienti sintomatici erano portatori di placche ecolucenti. La
tac di pazienti con placche carotidee dimostrava una frequenza del 36% di
infarti cerebrali in pazienti con placche ecolucenti ma solo una frequenza del
6% in pazienti con placche ecogeniche, suggerendo che i pazienti con placche
ecolucenti o eterogenee hanno un rate di eventi neurologici da 2 a 4 volte più
grandi rispetto a quelli con placche ecogeniche. Un esame del gruppo di controllo
dello studio NASCET dimostrò che i pazienti con alta percentuale di stenosi in
assenza di ulcerazioni, angiograficamente evidenti avevano un ‘incidenza di
stroke a due anni del 17% in contrasto a quelli che avevano ulcerazioni i quali
avevano un’incidenza di stroke a due anni. In
conclusione la percentuale di stenosi nella parte prossimale della carotide
interna è la più importante caratteristica della placca per il rischio di
incorrere in eventi neurologici. Questo
è vero sia per i pazienti asintomatici che per i pazienti sintomatici . Lo
studio NASCET ha dimostrato che ogni 10% di aumento della percentuale di stenosi
dopo il 70% è in relazione ad un aumentato rate di rischio di stroke. Valutazione
del paziente La
malattia aterosclerotica che colpisce le arterie carotidee è parte di una
malattia sistemica. La valutazione sistemica dei pazienti con stroke ischemico,
TIA dovrebbe includere un completo studio sulla presenza di malattia occlusiva
del sistema vascolare periferico, delle coronarie, dei fattori di rischio come
l’ipertensione il tabagismo l’uso di contraccettivi orali , l’iperlipidemia
ed il diabete mellito. Sono essenziali l’esame neurologico, la misurazione
della pressione sanguigna in entrambe le braccia, un test di ipertensione
posturale, la misurazione della frequenza e battito cardiaco, la auscultazione
cardiaca la presenza dei polsi periferici e dei soffi. Bisogna
includere una valutazione laboratoristica per la presenza, la localizzazione e
la severità della patologia carotidea. Il Doppler pulsato è stato accettato da
alcuni studiosi in laboratori qualificati come un mezzo soddisfacente per la
determinazione della severità della stenosi carotidea. L'esaminazione Duplex
quando eseguita con settaggi che sono stati ben validati dalla comparazione con
la angiografia standard è una tecnica accettata ed accurata per la
determinazione della severità della stenosi carotidea. Tuttavia c’è il
rischio di confondere una stenosi serrata con un’occlusione totale. Questo
rischio è stato definito da un massimo del 14% ad un minimo dell’1%. E’
prematuro dare un giudizio definitivo su questa tecnica poiché è ancora in
evoluzione. L’angiografia
con la risonanza magnetica può essere anche d’aiuto nel procurare immagini
della carotide ma al livello attuale di sviluppo essa può sovrastimare o
sottostimare la severità dalla stenosi. L’angiografia
standard con contrasto rimane il gold standard per ottenere delle immagini
accurate delle carotidi, dei vasi approssimale e della circolazione intracranica. E’
importante stabilire come deve essere misurato il grado di stenosi. Una stenosi
del 75% misurata longitudinalmente, potrà risultare del 90% se misurata in
sezione trasversale. Se
la percentuale di stenosi è misurata sul diametro ed il denominatore è una
stima del diametro del bulbo carotideo, tale percentuale di stenosi sarà più
grande che se come denominatore sarà usato il diametro della carotide interna.
Il bulbo carotideo è definito come la prima porzione dilatata della carotide
interna subito dopo la biforcazione. Noi
crediamo che si debba utilizzare come diametro al denominatore quello della
carotide interna al di sopra della stenosi stessa. Questo sistema è stato usato
nello studio NASCET e nel ACAS. Gli
studi che ci informano del flusso e \o della pressione nell’oftalmica e nelle
branche carotidee intracraniche, come il Doppler transcranico,
l’Oculopletismografia e la PET sono l’aiuto per la valutazione della severità
e del significato della patologia carotidea. Sono essenziali i tests
ematochimici per valutare l’ematocrito e il conto delle piastrine, sono
auspicabili il tempo di protombina e il tempo di tromboplastina parziale
attivata. Le immagini del cervello con TAC e MRI sono essenziali per i pazienti con stroke e possono essere utili per i pazienti con TIA o nei pazienti asintomatici che devono essere considerati per la terapia chirurgica. E’ importante un elettrocardiogramma e dovrebbe essere considerata un ulteriore valutazione cardiaca per la ricerca di potenziali fonti di embolia cardiaca e per valutare la presenza e la severità di una coesistente coronaropatia. In ultimo bisognerà valutare l’intero stato organico del paziente prima di avviarlo al chirurgo. |
|
Spazio pubblicitario libero
Inviare a tadeo@ilneurologo.com un messaggio di posta elettronica
contenente domande o commenti su questo sito Web.
|