Dott. Carlo Sebastiano Tadeo
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Il
morbo di Parkinson La
Malattia di Parkinson è, dal punto di vista clinico, caratterizzata da un
gruppo di sintomi tipici, ovvero rigidità, tremore, difficoltà nei movimenti
(acinesia), difficoltà dei riflessi posturali (basta una piccola spinta per far
perdere l'equilibrio ai pazienti). Importante
per la diagnosi è l'evoluzione dei sintomi, infatti il paziente tende
inesorabilmente a peggiorare, più o meno velocemente. Di
solito il male colpisce prima un lato del corpo, per poi colpire dopo mesi o
anni anche l'altro. I
sintomi vengono alleviati dalla terapia con una sostanza chiamata L-Dopa. In
realtà alcuni dei sintomi che ho elencato sopra possono mancare, per esempio il
tremore può mancare, almeno in una fase iniziale. A
complicare il processo diagnostico c'è il fatto che esisto una serie di
malattie nelle quali alcuni sintomi possono richiamare la Malattia di
Parkinson, ma che in realtà sono altre malattie. La
Malattia di Parkinson è una malattia nella quale un sistema di centri nervosi
cerebrali vanno in crisi. Questo sistema, che si chiama “extrapiramidale”,
governa e regola i nostri movimenti e fa si che vi sia armonia e scioltezza del gesto. Grossolanamente
possiamo dire che noi pensiamo di compiere un movimento, il sistema
“piramidale” manda il messaggio ai muscoli per eseguirlo e il sistema
“extrapiramidale” decide quando iniziare il movimento, facilita l'armonia e
l'esecuzione di movimenti fini come allacciarsi le scarpe oppure abbottonarsi la
camicia. Il
sistema extrapiramidale è composto di numerosi gangli nervosi e a seconda di
quale di questi si ammala e a seconda della causa della malattia noi possiamo
avere una serie di malattie che assomigliano al Morbo di Parkinson, ma che
Parkinson non sono. E'
importante la diagnosi corretta per impostare la terapia corretta e per
formulare anche una prognosi, cioè sapere più o meno come evolverà la
malattia, perché noi sappiamo, come detto prima che si tratta di una malattia che
peggiora con il tempo. Tipicamente colpisce le persone sopra i 60 anni, ma vi sono casi in cui la malattia esordisce prima, sono per lo più forme familiari.
I farmaci che vengono usati per il Parkinson tendono ad aumentare i livelli di dopamina prodotti nel cervello. La Levo Dopa è "la
benzina" delle cellule che producono dopamina, infatti questa sostanza
viene trasformata dalle cellule in dopamina. I farmaci in commercio si chiamano Sinemet e Madopar, entrambi contengono delle sostanze che inibiscono la trasformazione della L-Dopa a dopamina nel corpo tranne che nel cervello, così è possibile ridurre la dose di L-Dopa da somministrare, perchè tutta disponibile per il cervello. Nel Sinemet la sostanza inibitrice è lievemente diversa da quella usata nel Madopar, così alcuni pazienti si giovano più del Madopar altri più del Sinemet. Gli effetti collaterali di questi farmaci sono essenzialmente la nausea e l'abbassamento della pressione. A lungo andare, dopo circa 5-10 anni l'effetto del farmaco si riduce e tra una somministrazione e l'altra ricompaiono i sintomi, oltre tutto se si aumentano le dosi di farmaco compaiono dei movimenti non voluti del corpo chiamati discinesie. Ad un certo punto della malattia bisogna quindi fare un bilancio tra la scioltezza dei movimenti e la presenza di movimenti fastidiosi, antiestetici e che interferiscono con i movimenti voluti. Nella figura si vede l'effetto die farmaci nei vari stadi della malattia intendendo "on" come benessere e "off" presenza di sintomi.
La quantità di
farmaco in circolo è importante per mantenere la funzionalità delle cellule.
La L-Dopa è un aminoacido e pertanto il suo l'assorbimento intestinale può
essere ostacolato dalla presenza di altri aminoacidi assunti con i pasti. Nella figura qui sotto si vedono i livelli di farmaco nel sangue se assunto a digiuno, linea scura, o dopo un pranzo proteico, linea chiara.
Altri farmaci usati sono i dopaminoagonisti, ovvero sostanze che si sostituiscono alla dopamina e che arrivano direttamente sulle cellule che vengono stimolate da questo neurotrasmettitore. Tra questi i farmaci in commercio solo il Parlodel (tra i primi usati), il Nopar, il Requip (farmaci più nuovi). I dopaminoagonisti si affiancano alla terapia con L-Dopa, aumentandone l'efficacia o eliminando i periodi di "off". Possono essere usati anche come farmaci di prima scelta ancora prima del Madopar e Sinemet. Gli effetti collaterali sono la nausea e l'ipotensione, per evitare questi problemi bisogna aumentare poco a poco il dosaggio. Dall'anno scorso abbiamo un'arma in più per combattere farmacologicamente il Parkinson, si tratta di un inibitore degli enzimi che eliminano la dopamina. Il nome commerciale del farmaco è COMTAN e deve essere assunto insieme al Madopar o al Sinemet. Prolunga l'azione della L-Dopa e stabilizza i livelli di farmaco in circolo. Il farmaco è utilizzato soprattutto nelle fasi relativamente avanzate della malattia. In ultimo vi è la terapia chirurgica destinata ai pazienti relativamente giovani ed in salute, particolarmente handicappati dalla malattia. Vi sono due approcci che vengono valutati a seconda dei casi, le lesioni di alcuni fasci nervosi, per ridurre il tremore e l'impianto di elettrodi che agiscono anche sugli altri sintomi. Questa è la nuova dispendiosa sfida che il sistema sanitario nazionale sta affrontando per aiutare i pazienti con Malattia di Parkinson. |
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