Dott. Carlo Sebastiano Tadeo
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Ogni
giorno chi si occupa di Neurologia ha a che fare con una malattia che colpisce
moltissime persone ogni anno: l’ictus cerebrale. Questa
malattia è causata dal mancato arrivo di sangue in una zona del cervello, molto
simile a quello che succede al cuore durante l’infarto del miocardio. Caratteristicamente
le persone colpite da ictus possono avere: ·
una
debolezza improvvisa ad una parte del corpo, spesso ad una metà del
corpo ·
insensibilità
o formicolii ad una parte del corpo · perdita improvvisa della vista ·
difficoltà
a parlare ·
vertigini
con difficoltà a rimanere in piedi ·
violenta
cefalea insolita (chi soffre abitualmente di mal di testa non deve preoccuparsi
eccessivamente) Tipicamente i sintomi dell’ictus sono improvvisi e da qui il nome ictus (lampo). Nei Paesi industrializzati, fra cui l’Italia, l’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiache e i tumori, essendo responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno (circa 400.000 morti per i Paesi della CEE). Inoltre l’ictus rappresenta la principale causa di invalidità nelle Comunità occidentali, infatti dopo un ictus il 15% dei pazienti rimangono gravemente invalidi mentre il 40% rimane solo lievemente menomato dalla malattia. Questo comporta un grave problema non solo per gli sfortunati colpiti dalla malattia, ma anche per i familiari e per la società che spende ingenti risorse economiche.
Studi recenti sugli Ictus e sulla mortalità per cause cardiocircolatorie hanno dimostrato una riduzione drastica dell’incidenza nei maggiori Paesi industrializzati durante questo secolo. L’individuazione
dei principali fattori di rischio ha contribuito ad abbattere di circa il 30%
l’incidenza di queste malattie. Ma
quali sono i fattori di rischio per l’aterosclerosi e quindi per l’ictus? Per
alcuni di essi non possiamo fare nulla e questi sono: ·
l’invecchiamento,
particolarmente importante per le donne dopo la menopausa; ·
il sesso,
da giovani l’ictus colpisce più gli uomini delle donne (circa il 19% in più),
probabilmente gli estrogeni proteggono la donna; ·
l’eredità,
se i tuoi familiari più stretti hanno avuto dei problemi alle arterie,
facilmente li avrai anche tu; le persone di razza nera che vivono
nell’occidente si ammalano più facilmente dei bianchi; Quali sono i fattori di rischio che possiamo modificare o curare? Attenzione ai seguenti punti: ·
la
pressione del sangue troppo alta, la minima non deve superare i 90 mmHg e la
massima i 140 mmHg; le donne incinta, quelle che prendono la pillola
anticoncezionale e le donne con diversi chili di troppo e le “meno giovani”
devono stare particolarmente attente;
La
cosa peggiore è senz’altro avere più di un fattore di rischio. L’ipertensione
arteriosa, è apparsa essere il principale nemico sia negli uomini che nelle
donne. Negli ultimi decenni, grazie a campagne di corretta informazione, è
stato possibile sensibilizzare molta parte della popolazione. Si è visto che le patologie dovute all’arteriosclerosi colpiscono maggiormente gli uomini. Le donne durante l’età fertile sembrano essere protette, ma con il sopraggiungere della menopausa, tale vantaggio si affievolisce col tempo, fino a scomparire nella tarda età. Da
circa un decennio, l’uso di terapie con estrogeni sostitutivi nelle donne in
menopausa ha assicurato un prolungamento della protezione vascolare.
Sono
stati eseguiti degli studi preliminari che hanno dimostrato una regressione
delle lesioni sulle pareti vascolari, dopo l’assunzione di terapia con
estrogeni. Questi
risultati sono stati raggiunti grazie all’uso di strumenti sempre più
sofisticati. Sono
necessari ulteriori studi su larga scala per confermare questa importante
scoperta e per progredire nelle conoscenze scientifiche, in questo campo della
medicina che tanto può migliorare la durata e la qualità di vita. Le
donne che possono maggiormente trarre beneficio da queste ricerche sono quelle
comprese tra i 40 e 60 anni di età. Che
fare se una piccola arteria si rompe, provocando una emorragia, o se viene a
mancare il sangue ad una parte del cervello? E’
molto importante capire subito i segni di questa malattia subdola. Infatti le
persone si preoccupano subito se hanno un infarto cardiaco, perché avvertono un
forte dolore al petto e questo è un campanello d’allarme riconosciuto da
tutti. L’ictus
è molto più subdolo, spesso non si sente nessun dolore, se un braccio o una
gamba formicola o non si muove bene, siamo portati a sottovalutare il problema. Il
risultato è deleterio. Siamo riusciti a prendere in tempo molte persone con
l’infarto miocardico, perché si sono precipitati in Ospedale, mentre la
maggior parte dei pazienti con ictus arrivano nei Pronto Soccorsi con
imperdonabili ritardi. In
realtà la ricerca non è riuscita, per ora, a trovare un singolo farmaco per
aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Quei
farmaci come la Streptochinasi o l’Urochinasi, che funzionano abbastanza bene
nell’infarto cardiaco, “sciogliendo” i trombi nelle arterie che ostacolano
il passaggio del sangue, non possono essere utilizzati negli ictus, perché il
tessuto e le arterie cerebrali sono molto più delicate ed il rischio di
emorragie è molto, troppo elevato. Andare
velocemente in Pronto Soccorso, in un Ospedale con una TAC è molto importante:
Molta
strada deve essere ancora fatta per sconfiggere le malattie cerebrovascolari e
questa strada è costruita ogni giorno dai Medici che curano al meglio i
pazienti con i pochi strumenti messi a loro disposizione. Le
risorse economiche per la lotta contro il Cancro o contro l’AIDS sono molto più
sostanziose di quelle destinate alla ricerca contro le malattie vascolari. Per
ridare speranza alle migliaia di persone che si ammalano ogni giorno c’è
bisogno di un grande impegno sociale e raccogliere finanziamenti da destinare
alla ricerca e alla prevenzione. Ogni
famiglia dovrebbe pensare ad investire nella Salute delle presenti e future
generazioni. |
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